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Siena scopre l' energia pulita Fusione fredda all' italiana? Francesco Piantelli, Roberto Habel e Sergio Focardi: "Il nostro esperimento e' perfettamente controllabile"
By Foresta Martin Franco
Corriere della Sera
19 Febbraio 1994
Si riaccende il sogno dell' energia pulita, illimitata e a buon prezzo. Da un cilindretto d' acciaio lungo appena 10 centimetri e largo 5 scaturiscono tanta energia e calore da tenere accesa per giorni e giorni una lampadina da 50 watt: a prezzi irrisori e con rendimenti che nessun' altra pila conosciuta e' in grado di assicurare. E' una nuova, grande illusione o la lampada di Aladino del 2000?
Gli austeri locali in cui il nuovo dispositivo energetico e' stato concepito e sperimentato sembrano smentire gli scettici. Qui non siamo nell' Utah di Fleishmann e Pons. Qui non si vende fusione fredda, prima che sia scientificamente provata, per arraffare i finanziamenti prima di altri concorrenti. Questa universita' che sorge all' ombra di piazza del Campo ha celebrato da poco 750 anni di vita. Le scienze naturali e la medicina moderna sono nate anche qui. E se il rettore Luigi Berlinguer decide di convocare una conferenza oggi alle 12, chiamando a raccolta giornalisti da tutta Italia, deve avere un asso nella manica. Sprizzano gioia ma hanno la bocca cucita, o quasi, i tre ricercatori padri del nuovo marchingegno: sono Francesco Piantelli, Roberto Habel e Sergio Focardi. Non sono piaciute alcune anticipazioni della loro scoperta: "Non vogliamo alimentare notizie frettolose e approssimate, solo alla conferenza stampa diremo esattamente cosa abbiamo fatto".
Ma il professor Focardi si muove a compassione e lascia filtrare qualcosa di piu' comprensibile: "Siamo di fronte a un fenomeno di tipo fusione fredda, diverso da quello realizzato da Fleishmann e Pons. Loro hanno usato una cella elettrolitica con acqua deuterata ed elettrodi di palladio. La nostra cella non e' elettrolitica. Dentro al cilindretto d' acciaio ci sono un gas, l' idrogeno, e una barretta di metallo, il nichel. A una temperatura di circa 180 gradi il nichel si carica di idrogeno e all' interno del metallo succede un fenomeno di cui parleremo meglio in conferenza stampa. Per ora posso dirle solo che ha luogo una reazione che sviluppa un' energia almeno 1.000 volte superiore a quella di una reazione chimica. Una sola piccola cella produce una potenza di 50 watt".
Non aggiunge di piu' il professor Focardi, non si lascia trascinare su ipotesi di applicazioni del dispositivo. Per noi e' inevitabile pensare a una batteria di tante cellette in serie che potrebbero alimentare condominii o motori per auto. Ma appena formuliamo questo pensiero ci blocchiamo subito. Non si era coltivata la medesima e vana illusione ai tempi di Fleishmann e Pons? Per rendersi conto, appena qualche settimana dopo l' annuncio, che il fenomeno della fusione fredda era quanto di piu' bizzoso si possa immaginare; che a volte riesce e a volte no, a seconda dei materiali usati e delle condizioni al contorno. "L' unica cosa che posso aggiungere . quasi rassicura Focardi . e' che il nostro esperimento e' perfettamente riproducibile e controllabile. La cella puo' essere avviata, spenta, riaccesa, e ha un comportamento affidabilissimo. E' da un anno che la proviamo. Abbiamo anche depositato un brevetto".
Parlano con maggiore scioltezza i colleghi dei tre scienziati che da qualche giorno hanno ricevuto il prestampato dell' articolo di 8 pagine che uscira' sulla rivista scientifica Il Nuovo Cimento, organo della Societa' Italiana di Fisica, e che reca un titolo molto prudente: "Anomala produzione di calore in sistemi Nichel Idrogeno". "E' la dimostrazione che i tanto avversati studi sulla fusione fredda non erano inutili. Il risultato di Siena e' straordinariamente interessante", commenta polemico il fisico teorico Giuliano Preparata, da Milano. Aggiungono il chimico Daniele Gozzi, da Roma, e il fisico Tullio Bressani, da Torino, entrambi impegnati da anni nella sperimentazione di celle elettrolitiche: "E' fusione in fase gassosa. Tutto lascia pensare che si sviluppi una reazione nucleare. Ma quale? Vedremo nei prossimi giorni". E lo stesso Berlinguer, pur raccomandando il massimo della prudenza, commenta soddisfatto: "La ricerca, anche se sostenuta da mezzi poveri, puo' produrre grandi risultati".
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